Quando
Lunedì 19 gennaio 2015

Ore 18:00

Dove
Biblioteca Nazionale

Piazza dei Cavalleggeri 1, Firenze

Introduzione di
Lucia Baldini
Autori del libro
Giovanna Sparapani, Bruno Radicati, Renato Piazzini, Marco Merciai, Massimo Macherelli, Luca Federici, Piero Alessandra
Casa editrice
Edizioni Polistampa

Nuove diverse prospettive di Firenze, fuori dalla convenzionale cartolina della città d’arte

Una simile operazione può riuscire solo a “cittadini fiorentini” i quali, superata per abitudine e quotidiano contatto e conoscenza la “favolosa immagine” per la quale la città attira milioni di turisti da tutto il mondo, riescono a vedere, e quindi a fotografare, “quanto di altro” c’è di interessante e meritevole di attenzione. L’effetto straordinario, inconsueto ed inaspettato di questo libro è  che induce a riflettere sulle diverse tematiche proposte dagli autori.

Interessante la definizione di appartenenza di G. Van Straten, assolutamente condivisibile e compatibile con la necessità di essere cittadini fiorentini per poter fotografare con parametri inconsueti.

Sette città personali

Questo libro, che nella sua costruzione mi ha spesso sorpreso, è il frutto dell’incontro con amici che, attraverso un laboratorio fotografico, si sono voluti confrontare con la mia modalità di narrare e di “viaggiare”. Il gioco che ho proposto loro è stato quello di raccontare la propria città senza cadere nella tentazione facile di realizzare una bella “cartolina di Firenze”, costruendo ciascuno un personale itinerario che portasse con sé una propria coerenza, un sapore e una luce specifici. Ne è nata una “Firenze inaspettata” ed intima, di un’intimità che a volte ha toccato il viaggio della propria vita, altre il sogno, altre ancora ha preso la strada della periferia per creare una distanza capace di allontanare il rumore del selciato graffiato dai mille turisti, altri hanno viaggiato attraverso la memoria che raccontano le lapidi, ma anche le ruote della bicicletta.

Lo scopo di questa proposta di viaggio è stato quello di riuscire a spogliarsi da un approccio conosciuto della città per guardare più al margine e allo stesso tempo centrare il desiderio di proporre un nuovo itinerario, magari sentimentale, ma anche ironico e sognante. Ognuno di loro ha contribuito, attraverso il proprio petalo, a costruire un nuovo fiore identitario di Firenze,
un fiore poliedrico e originale. Questo fiore è capace di evocare profumi, respiri e silenzi che la città serba e offre a chi ne vuole assaporare un’identità diversa, magari piccola e sconosciuta ma allo stesso tempo molto concreta e viva.

Buon viaggio.
Lucia Baldini

La mia città è Firenze, anche se potrei elencarne i difetti uno dopo l’altro in una lunga lista: i vizi dei suoi abitanti, le mille cose che non funzionano, i suoi limiti, le sue presunzioni.

Giorgio Van Straten

Se chiamiamo qualcuno da fuori per fotografare una città, lo “straniero” dovrà necessariamente fare i conti con ciò che quella città è, soprattutto quando è molto bella e molto famosa come la nostra. Non potrà ignorarne i tratti fondamentali e riconoscibili, anche se magari ne darà una lettura distorta, provocatoria, degradata, ecc. Ma se quella che ho deciso di fotografare
è la mia città, allora mi potrò permettere di dimenticare ogni gerarchia, perché rimarrà comunque fissa dentro di me, e il mio sguardo, la mia fotografia conterrà la città anche se non sarà per nessun verso riconoscibile.

Gli autori

Il lavoro di Giovanna induce a riflettere sulla necessità di progresso ed adeguamento tecnologico-energetico anche per una città come Firenze, che ai più appare solo come un concentrato di storia e di bellezza.

Interessante e diverso da tutti gli altri il percorso di Bruno. Le sue fotografie costituiscono il supporto alla narrazione di eventi ed episodi di rilevanza storica o artistica o anche, più semplicemente, interessanti la vita cittadine.

Renato esprime un forte senso di appartenenza sia alla città che ai luoghi dove ha vissuto ma anche “nostalgia e commozione” per una Firenze che mantiene i suoi riferimenti materiali, le statue, le fontane, i monumenti, ma ha perduto le atmosfere, gli odori, i rumori che rimangono indelebili nei sensi e nella memoria di chi vi è nato, cresciuto e vi ha trascorso la propria vita familiare e lavorativa.

Dagli  scatti di Marco trasuda una incondizionata ammirazione per la “maestria” che rispetto all’arte costituisce un quid pluris. Ci spinge a riflettere sui materiali scelti e sul sapiente accostamento dell’uno all’altro, il più nobile e costoso al più comune e vile (come si dice nel linguaggio popolare), sulla loro durata

L’incontro con Mara ha affascinato Massimo come credo chiunque altro legga i suoi ricordi di bambina nata in San Frediano dove ha vissuto fino ai suoi 12 anni. Ma è la delusione di Mara, che rimpiange il suo quartiere di allora e che ora, dopo tanti anni, non riconosce più, a convincere Massimo a cercare quanto ancora di materiale esiste che possa convincere Mara che San Frediano esiste ancora.

Per Luca è reale il binomio bicicletta-felicità-senso di libertà ma forse, quest’ultimo va circoscritto alla domenica. Le biciclette sono compatibili con la dimensione di Firenze ma non di metropoli come Roma e Milano.

La scelta di Piero fa riflettere perché sembra che abbia trascurato la qualità delle foto, avendo scelto di scattarle dall’automobile; ma non poteva fare altrimenti se voleva trasmettere ciò che si era prefisso.

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